I gestori rimborsino subito i cittadini.
L’accesso di arsenico trovato nelle acque potabili di alcuni comuni del Lazio è preoccupante su questa questione non possono essere richieste proroghe o escamotage, pensare di alzare la soglia minima di tolleranza è invece inaccettabile. L’Unione Europea giustamente nega la proroga e la mozione che ho presentato vuole impegnare l’amministrazione del Lazio a non assecondare politiche furbe e a prendere gli unici provvedimenti necessari per la tutela della salute: bonifica ed impianti di dearsenificazione, nonché promuovere un’indagine epidemiologica nelle zone interessate. Quanto successo è rilevante anche alla luce della battaglia che da tempo sosteniamo contro la privatizzazione dell’acqua: i cittadini infatti stanno pagando salate bollette per acqua non a norma di legge. Non solo: manca trasparenza sui controlli effettuati dalle Asl delle cui risultanze non è informata la cittadinanza. Tutto questo è evidentemente legato alla gestione privatistica degli impianti, sulla cui manutenzione e funzionamento si innestano seri dubbi!”
L’arsenico oltre certe soglie di concentrazione è uno dei più pericolosi fattori cancerogeni e non possiamo tollerare un rischio del genere per le inadempienze della politica: oltre tutto le ricadute economiche sul Servizio sanitario nazionale sarebbe enormi. “Il Lazio con 91 comuni interessati dall’allarme arsenico ha il dovere di intervenire immediatamente: nell’interesse dei cittadini non faremo sconti. Vogliamo una riforma generale della gestione delle acque: dalla regolarizzazione delle bollette alla messa in sicurezza degli impianti fino ad arrivare alla bonifica. Inoltre i gestori devono rispondere economicamente della questione, rimborsando i cittadini: siamo pronti a manifestare in tutti i Comuni e alla Regione con picchetti permanenti e azioni dimostrative.






